Le polveri del Sahara sono un pericolo per gli aerei? Lo sono per le persone

Polvere del Sahara verso le Canarie dove viene chiamata Calima.

 

Le polveri del Sahara non sono un pericolo per l’aviazione paragonabile alle ceneri vulcaniche. Sono un problema di natura diversa, soprattutto operativo e di salute pubblica, non di guasto immediato dei motori in volo.

 

Cosa sono le polveri del Sahara

Sono particelle minerali finissime (principalmente quarzo, argille e altri minerali) sollevate dal vento nel deserto del Sahara e nel Sahel. Le dimensioni tipiche vanno da pochi micrometri fino a circa 50 micrometri: le più piccole (PM10 e PM2,5) restano in sospensione per giorni e possono percorrere migliaia di chilometri.

Arrivano in Europa (e soprattutto in Spagna e alle Canarie) trasportate dai venti alisei o da particolari configurazioni meteorologiche (anticicloni sul Nord Africa, basse pressioni). Alle Canarie il fenomeno prende il nome di Calima. Negli ultimi anni frequenza e intensità sono aumentate (circa +10-25% nell’ultimo decennio), complici una maggiore aridità nelle regioni nordafricane e i cambiamenti nella circolazione atmosferica, in parte favoriti dal Riscaldamento Globale.

 

Dove creano più problemi: le Canarie

Le Canarie sono l’area più colpita per la vicinanza alla costa africana: la polvere arriva con concentrazioni elevate e spesso a bassa quota. Secondo i dati dell’IDAEA-CSIC, il fenomeno interessa circa il 40% dei giorni dell’anno nell’arcipelago, il 35% nel Sud della penisola iberica e il 25-30% nel Nord-Est della Spagna.

  • Aeroporti e voli: la riduzione della visibilità è il problema principale. Nei giorni di calima intensa si verificano ritardi, atterraggi mancati, dirottamenti e cancellazioni, soprattutto sulle isole minori più vicine all’Africa. Nel febbraio 2020 un episodio eccezionale chiuse contemporaneamente tutti gli aeroporti delle Canarie, e situazioni simili si ripetono ogni anno.
  • Concentrazioni: possono superare di molto il limite UE di 50 microgrammi per metro cubo di PM10 giornaliero (nei casi estremi si registrano migliaia di microgrammi per metro cubo).

 

Confronto con le ceneri vulcaniche per l’aviazione

Le ceneri vulcaniche sono molto più pericolose per gli aerei in volo:

  • Sono particelle vetrose e taglienti che fondono a temperature relativamente basse (spesso 800-1100°C), inferiori a quelle interne dei motori a reazione, che superano i 1400°C. Si depositano sulle palette delle turbine, ostruiscono i fori di raffreddamento e possono causare lo spegnimento di più motori (casi celebri: British Airways 009 nel 1982 e KLM 867 nel 1989).
  • Sono altamente abrasive su parabrezza, sensori e superfici.
  • Raggiungono facilmente le quote di crociera dopo eruzioni esplosive.
  • Esistono protocolli rigorosi per evitarle (VAAC, soglie di concentrazione intorno ai 2 milligrammi per metro cubo).

Le polveri sahariane sono un’altra cosa:

  • Il rischio acuto principale è la visibilità ridotta durante decollo e atterraggio, come per qualsiasi tempesta di sabbia o foschia densa. Alle quote di crociera, una volta diluite, non provocano spegnimenti improvvisi dei motori come le ceneri.
  • Causano però un’usura cronica dei propulsori: erosione delle pale del fan e del compressore e, in alcuni casi, depositi (CMAS) che riducono l’efficienza e accorciano la vita del motore. È una questione di manutenzione e costi, non di sicurezza immediata in volo.
  • Hanno in genere punti di fusione più alti rispetto a molte ceneri vulcaniche, quindi tendono meno a fondere e ad aderire nelle sezioni calde del motore.
  • Non esistono zone di “no-fly” analoghe a quelle previste per le ceneri vulcaniche: si gestiscono come un problema meteorologico e operativo.

In sintesi, le ceneri vulcaniche sono un rischio acuto e potenzialmente catastrofico per i motori; le polveri sahariane incidono soprattutto su visibilità, operazioni aeroportuali e usura a lungo termine.

 

Più pericolose per le persone o per gli aerei?

Decisamente più problematiche per la salute delle persone, in particolare alle Canarie e nel Sud della Spagna, dove l’esposizione è frequente e le concentrazioni elevate.

Gli studi documentano:

  • Un aumento del rischio di ricoveri per malattie respiratorie nei giorni di polvere, con incrementi dell’ordine del 20-30% in alcune ricerche condotte alle Canarie.
  • Un’associazione con una maggiore mortalità giornaliera, soprattutto per cause respiratorie e cardiovascolari, durante gli episodi più intensi.
  • Effetti più marcati su bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiovascolari preesistenti. Le particelle fini penetrano in profondità nei polmoni e possono veicolare ulteriori inquinanti.

Per gli aerei il rischio è reale ma gestibile, e di natura diversa: visibilità e usura progressiva dei motori. Per la popolazione esposta, invece, si tratta di un fattore di rischio sanitario ricorrente e in aumento. Le autorità sanitarie consigliano di limitare le attività all’aperto, bere molto e prestare attenzione alle persone fragili nei giorni di calima intensa.

 

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