El Niño 2026 e Italia: cosa può cambiare davvero tra Autunno e Inverno

Super El Niño del 2026 e l’Inverno.

El Niño è la fase calda dell’El Niño-Southern Oscillation (ENSO), un fenomeno del tutto naturale che nasce dall’interazione fra oceano e atmosfera nel Pacifico tropicale, si ripresenta ogni 2-7 anni e muove la variabilità del clima di anno in anno su scala globale. In condizioni normali gli alisei, i venti costanti che ai tropici soffiano da est verso ovest, spingono le acque calde verso Indonesia e Australia, mentre lungo le coste del Perù risalgono acque fredde e ricche di nutrienti, il cosiddetto upwelling. Quando arriva El Niño gli alisei si indeboliscono, a volte si invertono pure, e l’acqua calda scivola verso il Pacifico centrale e orientale portandosi dietro i grandi sistemi temporaleschi e modificando la circolazione di Walker, la grande cella d’aria che collega i due lati dell’oceano.

 

Perché un fenomeno così lontano riguarda anche noi

Da queste alterazioni nascono le teleconnessioni, collegamenti a distanza che riorganizzano le correnti a getto, le zone di alta e bassa pressione e la distribuzione delle piogge su buona parte del pianeta. Piove di più su Perù, Ecuador e sud del Brasile, mentre Australia, Indonesia e parte dell’Amazzonia fanno i conti con siccità e incendi, e nell’Atlantico gli uragani di solito calano per via del wind shear, la differenza di vento tra le varie quote che scompagina i cicloni. A livello globale El Niño cede all’atmosfera molto calore accumulato nell’oceano e alza la temperatura media del pianeta di circa 0,1-0,2°C, anche di più negli eventi forti, che infatti hanno firmato i record di caldo del 1998, del 2016 e del 2024.

 

Cosa può succedere in Italia tra autunno e inverno

Per l’Italia il discorso cambia parecchio, perché qui l’influenza di El Niño è indiretta, abbastanza debole e molto variabile da un evento all’altro. Il segnale arriva passando per le onde di Rossby, grandi ondulazioni della corrente in quota, per il jet stream, la NAO e lo stato del Vortice Polare, e strada facendo viene spesso coperto da fattori più vicini come l’Atlantico, le configurazioni locali e un Mediterraneo già molto caldo. Il CNR e i centri di previsione lo ripetono da tempo: El Niño cambia le probabilità di certe configurazioni, non decide il tempo che farà sul nostro Paese.

L’inverno resta la stagione con il segnale più leggibile, visto che un El Niño forte tende statisticamente a favorire una NAO negativa nel tardo inverno, fra Gennaio e Marzo, spostando la traiettoria delle perturbazioni più a sud, verso la Penisola Iberica, la Francia meridionale, il versante tirrenico e il Centro-Sud Italia. Può anche indebolire il Vortice Polare e rendere più probabile uno Stratwarming, il riscaldamento improvviso della stratosfera, che a volte apre la porta a flussi meridiani e a irruzioni fredde. In autunno alcuni studi vedono più pioggia sul Mediterraneo occidentale, ma non in modo uniforme su tutta la Penisola, mentre d’estate il legame con l’Europa è generalmente scarso.

Sulle temperature la tendenza punta a valori sopra la media su gran parte dell’Europa meridionale, con ondate di calore più probabili nella bella stagione, notti più calde e neve meno persistente in quota, e una prima parte d’inverno spesso mite. Un assaggio lo stiamo vivendo con un ottobre in cui l’anticiclone resiste, anche se dare tutta la colpa a El Niño sarebbe una forzatura. Le precipitazioni restano la parte più incerta, perché non esiste l’equazione El Niño uguale più pioggia oppure uguale siccità: diventano più probabili gli episodi intensi, soprattutto quando una perturbazione trova il mare caldo, alternati a periodi asciutti.

 

Il Super El Niño del 2026

Quest’anno le anomalie del Pacifico avevano già superato i massimi storici a inizio Ottobre, eppure le analisi più recenti ribadiscono che per l’Italia non si tratta di un’apocalisse. Le previsioni stagionali indicano temperature sopra la media su Europa e Italia, mentre per le piogge la coerenza tra i modelli matematici resta da bassa a moderata. Un Mediterraneo eccezionalmente caldo amplifica il potenziale di eventi intensi, ma questo dipende soprattutto dal Riscaldamento Globale di fondo, più che da El Niño da solo.

Ne viene fuori una stagione fredda con probabilità un po’ più alte di tempo perturbato al Centro-Sud e temperature complessivamente miti, senza garanzie, perché a comandare saranno ancora NAO, Atlantico, Vortice Polare, orografia e stato del Mediterraneo. Questo non va ad escludere, anzi, potrebbe concretizzarsi maggiormente rispetto altri anni, almeno una grande irruzione di aria fredda in Europa e chissà, anche in Italia. Le tendenze, comprese quelle sull’inverno 2026-2027 sulle Alpi, vanno seguite aggiornamento dopo aggiornamento, senza trasformare un segnale probabilistico in una certezza locale.

 

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