
Dalle foreste del Manitoba alle praterie del Saskatchewan, l’emergenza incendi ha raggiunto dimensioni nazionali in Canada. Più di 1,5 milioni di acri sono già stati divorati dalle fiamme. Migliaia di persone sono in fuga, decine di edifici sono andati perduti. Alcune province hanno dovuto dichiarare lo stato di emergenza.
Nel Manitoba l’allerta è scattata il 28 maggio. La cittàdina di Flin Flon è stata evacuata e oltre 17.000 persone hanno dovuto lasciare casa. In Saskatchewan la situazione non è da meno: solo il giorno successivo, il 29 maggio, si contavano almeno 14 incendi fuori controllo.
Anche in Alberta la situazione non è da meno: le fiamme si sono avvicinate pericolosamente ad alcune zone industriali. A Swan Hills e Chipewyan Lake è scattata l’evacuazione di circa 1.200 residenti. Alcune aziende, tra cui Aspenleaf Energy, hanno sospeso le attività per motivi di sicurezza.
Intanto il fumo sta attraversando il confine e raggiunge gli USA. Le autorità statunitensi parlano già di peggioramento della qualità dell’aria in diverse città del Midwest, da Green Bay a Milwaukee, fino a Chicago e Detroit. I livelli di inquinamento da particolato fine sono talmente alti da essere classificati come ‘molto malsani’
Nel 2023 il Canada aveva già vissuto la peggiore stagione di incendi della sua storia: oltre 17 milioni di ettari bruciati. E non si tratta più di eventi eccezionali. Il cambiamento climatico sta rendendo tutto più fragile. Il Canada si riscalda a una velocità doppia rispetto alla media globale. La sua regione artica, addirittura tre volte più in fretta.
E quest’anno, a peggiorare le cose, c’è anche un blocco anticiclonico che mantiene l’aria calda e secca per giorni, senza una goccia di pioggia in vista. Le temperature superano i 35°C, un contesto ottimale per alimentare il fuoco. Le stagioni degli incendi iniziano prima, durano di più e diventano più distruttive.