
Il Marocco sta vivendo in questi giorni una delle più violente ondate di maltempo degli ultimi anni, con piogge torrenziali, fiumi esondati, città sommerse e decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case, in un paradosso climatico che arriva subito dopo una lunga e storica siccità durata anni. Le precipitazioni legate alla tempesta Leonardo che ha investito il Nord Africa e la Penisola Iberica hanno provocato alluvioni diffuse soprattutto nel nord-ovest del paese, nella pianura del Gharb e nell’area di Ksar El-Kebir, dove oltre 100.000 persone sono state evacuate e interi quartieri sono finiti sott’acqua, con abitanti rifugiati sui tetti in attesa dei soccorsi e interventi dell’esercito per trasferire la popolazione in strutture temporanee. Le autorità marocchine hanno parlato di una situazione eccezionale: più di 140.000 residenti hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni mentre scuole, università e infrastrutture sono state chiuse o danneggiate. Il fiume Loukkos è straripato e le dighe, tra cui quella di Oued Makhazine, hanno superato la capacità costringendo al rilascio controllato di enormi quantità d’acqua, aggravando le inondazioni. In molte zone sono caduti oltre 150 millimetri di pioggia in pochi giorni e i terreni già saturi hanno trasformato campi e strade in un unico lago fangoso.
Il bilancio umano è pesante: dall’inizio dell’inverno a causa di queste alluvioni ripetute hanno perso la vita almeno 40 persone, segno di una crescente vulnerabilità del paese agli eventi estremi. Il dato più sorprendente è però il contesto climatico: queste piogge arrivano dopo circa sette anni di siccità severa che aveva svuotato i bacini idrici e messo in crisi agricoltura e approvvigionamento d’acqua, tanto che il governo aveva dichiarato appena a gennaio la fine ufficiale del periodo arido grazie alle precipitazioni abbondanti. In pochi mesi le piogge sono state addirittura superiori del 32,5% alla media annuale e del 215% rispetto all’anno precedente, portando il livello di riempimento delle dighe dal 27% al 62%. La stessa acqua che mancava ora distrugge: raccolti di olive, patate e avocado sono stati danneggiati e le pianure agricole, poco drenanti, restano sommerse per giorni. Il paese si trova così davanti a una trasformazione tipica delle regioni mediterranee e nordafricane sotto pressione climatica: anni di aridità estrema seguiti da precipitazioni concentrate e violente, causate da “fiumi atmosferici”, capaci di scaricare in pochi giorni l’acqua di un intero anno . In pratica il Marocco è passato in pochissimo tempo dalla crisi idrica alla catastrofe idraulica.


