
Dietro ogni chatbot c’è una presa di corrente. Anzi, migliaia. I data center che alimentano l’intelligenza artificiale divorano quantità enormi di energia elettrica, e man mano che nuovi impianti entrano in funzione la domanda sale a ritmi che le reti americane non vedevano da decenni. Una crescita così rapida, diciamolo, pone una domanda scomoda: da dove arriverà tutta questa elettricità?
Il rischio: più gas e più carbone
A provare a rispondere è un’analisi della Union of Concerned Scientists, organizzazione scientifica statunitense, secondo cui soddisfare la fame energetica dell’IA potrebbe presentare un conto salato al clima e alla salute delle persone. Il coautore James Gignac lo spiega senza giri di parole: con le attuali politiche federali e statali degli Stati Uniti, le utility punteranno con ogni probabilità sui combustibili fossili, costruendo nuove centrali a gas o – ed è forse lo scenario più insidioso – allungando la vita di vecchi impianti a carbone ormai destinati alla pensione.
Le conseguenze? Prevedibili, purtroppo. Bruciare più fossili significa più emissioni climalteranti e più inquinamento dell’aria, con ricadute dirette sulla salute di chi vive vicino a quegli impianti. Un circolo vizioso che rischia di vanificare anni di progressi nella transizione energetica americana.
La strada alternativa esiste
Eppure lo stesso studio indica un’uscita di sicurezza. Se il governo federale adottasse politiche ambiziose sulle energie pulite, con incentivi mirati, il fabbisogno dei data center potrebbe essere coperto in gran parte da eolico e solare. Non fantascienza, insomma, ma una questione di scelte politiche.
C’è poi il nodo di chi paga. Gignac suggerisce che alle grandi aziende tecnologiche potrebbe essere chiesto di finanziare direttamente lo sviluppo delle fonti rinnovabili e l’ammodernamento della rete che i loro data center rendono necessari. Chi consuma, in fondo, dovrebbe contribuire. Con regole più solide – conclude il ricercatore – si può evitare un ritorno massiccio ai fossili e risparmiare al pianeta, e ai polmoni degli americani, danni del tutto evitabili.
La partita, in definitiva, si gioca a Washington. Le decisioni dei prossimi mesi diranno se il boom dell’IA diventerà l’ennesimo acceleratore della crisi climatica o, al contrario, un motore inatteso per le rinnovabili.
Credit
- Union of Concerned Scientists – Data Center Power Play
- Yale Climate Connections
- International Energy Agency – Energy and AI
Data center e IA, la fame di energia rischia di riaccendere carbone e gas