
Stiamo attraversando un mese di Febbraio dal profilo atmosferico decisamente bizzarro, quasi indecifrabile. Le precipitazioni si sono abbattute con insistenza sul territorio, portando nubifragi e temporali localmente violenti sulle regioni del Sud Italia, mentre al Nord la pioggia cade senza sosta in un contesto termico privo di gelo. A guardare i termometri e i cieli plumbei, non sembra affatto di essere nel cuore dell’inverno, ma piuttosto in un periodo tipico di Marzo o addirittura di Novembre. La domanda che molti si pongono è se ci sia ancora spazio per un ritorno del freddo pungente in questa parte finale del mese o se dovremmo attendere l’inizio della primavera meteorologica. Per rispondere, dobbiamo necessariamente alzare lo sguardo verso il Vortice Polare.
Il dominio della NAO negativa
L’attuale scenario climatico è molto più simile a un autunno inoltrato che a un inverno vero e proprio, una situazione giustificata da una fase dominata dalla cosiddetta NAO negativa. Questa particolare configurazione dell’Oscillazione Nord Atlantica favorisce il passaggio di sistemi perturbati in rapida successione, i quali, dopo aver attraversato la Penisola Iberica, puntano dritti verso il Bacino del Mediterraneo, coinvolgendo in pieno l’Italia. Spesso queste perturbazioni arrivano sulle nostre regioni dopo aver causato criticità e maltempo severo sui settori occidentali del continente Europeo.
L’instabilità del Vortice Polare
Quando ci addentriamo nelle proiezioni a lungo termine, l’analisi del Vortice Polare diventa il nostro strumento principale. Attualmente, questa imponente struttura ciclonica di alta quota appare estremamente disturbata e fragile, mostrando continui tentativi di spingere masse d’aria gelida verso le latitudini più basse. Questa tendenza è confermata anche dalle simulazioni del Centro Meteo Europeo, specialmente guardando alla transizione verso la fine di Febbraio. Tuttavia, è bene fare chiarezza, un Vortice Polare debole non garantisce automaticamente l’arrivo del gelo siderale. In linea generale, possiamo interpretarlo come un segnale di elevata vivacità dell’atmosfera, strettamente connessa a un’attività atlantica molto turbolenta.
Un marzo caratterizzato da forte maltempo e incognite termiche
La persistenza di un vortice così instabile potrebbe tradursi in una prima decade di Marzo decisamente movimentata e ricca di precipitazioni. Ovviamente, sarà fondamentale monitorare i futuri aggiornamenti della modellistica per capire l’esatta traiettoria delle correnti. Basterebbe un piccolo spostamento barico, una spallata di poche migliaia di chilometri, per permettere a un’irruzione fredda di puntare con decisione verso la nostra Penisola. Non è nostra intenzione alimentare facili illusioni, ma è corretto segnalare che la possibilità di un varco per l’aria artica esiste, anche nelle battute iniziali del prossimo mese.
Il potenziale ritorno dell’inverno dopo un Febbraio autunnale
Considerando che Febbraio sta scivolando via seguendo un pattern meteo fin troppo mite e piovoso, il mese di Marzo potrebbe riservare sorprese inaspettate. La storia climatologica dell’Italia ci insegna che i periodi marzolini sanno essere estremamente perturbati e talvolta più freddi della norma, con episodi nevosi tardivi che non mancano di colpire anche a quote basse. Le eruzioni di aria invernale sono possibili, anche se gli effetti sul territorio sarebbero inevitabilmente diversi rispetto a quelli che avremmo potuto osservare nei mesi di Dicembre o Gennaio, a causa della diversa inclinazione solare e del riscaldamento stagionale in atto.
Credit:
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
Copernicus Climate Change Service
Meteo, il Vortice Polare va in crisi e minaccia un marzo ricco di colpi di scena