El Niño su Europa e Italia. Cosa dicono i dati Autunno e Inverno

El Niño senza precedenti. Il rapporto uscito oggi dal MetOffice confermato anche dalla Cina.

El Niño senza precedenti, il Met Office: mai visto un segnale così intenso

Ci sono giornate in cui un aggiornamento tecnico si legge come un romanzo di fantascienza, oggi è una di quelle. Vedevo il rapporto del Met Office britannico che oggi ha pubblicato un documento che, tradotto dal linguaggio asciutto dei modelli, dice una cosa semplice e piuttosto scomoda: il 2026 sarà ricordato per lo sviluppo del più grande El Niño a memoria d’uomo, e probabilmente del più grande dal XIX secolo. Ovviamente, si tenga conto che non possiamo conoscere il passato di questo fenomeno, se non da quando se ne è fatta scoperta e si hanno dei dati.

Il professor Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo raggio, ha definito l’evento “senza precedenti”, sottolineando di non aver mai visto un segnale così intenso nei modelli di previsione. Va detto: nel mestiere di chi lavora sulle scale stagionali, parole del genere si pesano col bilancino. Quando arrivano, significa che il quadro è davvero fuori scala.

 

Un segnale che i modelli matematici non avevano mai mostrato prima

Le ultime previsioni del sistema GloSea del Met Office indicano anomalie delle temperature superficiali del mare nella regione Niño 3.4 superiori a 3°C nei prossimi mesi. Per dare la misura della cosa: un El Niño tipico produce un aumento di 1-2°C, e già 2°C vengono classificati come un evento di grande portata. Altri sistemi di previsione mostrano valori estremi simili, e questa convergenza – fastidiosa, per chi sperava in un errore isolato – toglie parecchio spazio al dubbio.

Le prime avvisaglie erano già leggibili in primavera (ormai ne stiamo scrivendo da mesi), quando i modelli matematici iniziavano a delineare la formazione di un evento di intensità molto elevata entro la fine dell’anno, e i satelliti misuravano un innalzamento della superficie marina che raccontava la potenza nascosta sotto il Pacifico. L’acqua calda si espande, il livello del mare si solleva di poco: pochi centimetri, nulla che l’occhio noti, ma i sensori sì.

Il Met Office prevede inoltre che il 2027 abbia un’elevata probabilità di superare il 2024 come anno più caldo mai registrato. Il motivo è meccanico, una conseguenza logica: i grandi eventi di El Niño rilasciano calore dall’oceano all’atmosfera soprattutto nell’anno successivo al picco invernale. L’oceano incassa prima, restituisce dopo. Come il Mediterraneo che si sta scaldando in questa estate caldissima, ne avremo gli effetti nei prossimi mesi.

 

Anche la Cina parla apertamente di super El Niño

Non è una previsione britannica isolata, per carità, i primi a parlarne sono stati gli scienziati statunitensi, gli indiani. Il National Climate Center cinese, insieme alla China Meteorological Administration, ha dichiarato che si sta formando un super El Niño che potrebbe diventare il più forte mai registrato, superando gli eventi del 1982-83, del 1997-98 e del 2015-16. Le temperature superficiali nella regione di monitoraggio sono salite rapidamente, con un indice intorno a 2,6°C a metà agosto, e il picco è atteso tra novembre e dicembre.

 

Quello che sta già accadendo, dal Pacifico alle Ande

In Cina, dall’inizio dell’estate si sono verificate piogge torrenziali in diverse regioni, con due fasce di precipitazioni distinte – una settentrionale, una meridionale – e tifoni più intensi e attivi del solito. Il tifone Dolphin, il più forte ad aver colpito il Paese quest’anno, ha percorso oltre 6.000 chilometri prima di toccare terra nello Zhejiang a inizio agosto, scaricando piogge intense anche molto all’interno, nelle regioni orientali, centrali e settentrionali, fino ad aree vicine a Pechino. Un tifone che continua a produrre alluvioni a centinaia di chilometri dalla costa non è la norma.

In Perù, le forti piogge collegate a El Niño hanno provocato questa settimana inondazioni e l’interruzione dell’accesso a Machu Picchu, con la chiusura del Cammino dell’Inca fino a sabato per esondazioni e detriti. Frane hanno bloccato le strade, mentre a Lima si sono registrati allagamenti di abitazioni.

Vale la pena ricordare il meccanismo di base: El Niño è un fenomeno naturale ricorrente, con una cadenza approssimativa di 2-7 anni, causato dal riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale orientale e centrale. Influenza i regimi di precipitazione e le temperature su scala globale: più piogge in alcune zone, come parti del Sud America orientale e il sud degli Stati Uniti, siccità in altre, dall’Indonesia all’Australia nord-orientale fino all’Africa meridionale. L’intensità prevista per questo evento è eccezionale rispetto ai record moderni, quelli dal 1950 in poi, e probabilmente anche rispetto a quelli ricostruiti per il XIX secolo.

 

L’autunno europeo: più pioggia, più vento. Rischio di isolati eventi di gelo estremo

E l’Europa? Qui l’influenza è indiretta e generalmente più debole che ai tropici, ma con un evento di questa portata il segnale diventa statisticamente rilevante, soprattutto in autunno e inverno. Il Met Office prevede un aumento delle probabilità di condizioni più umide e tempestose nell’Europa nord-occidentale, Regno Unito compreso, tra l’autunno e l’inizio dell’inverno.

Scaife ha indicato segnali già presenti per condizioni più umide e ventose intorno a novembre. Il tramite sono le cosiddette disturbazioni a onda, perturbazioni che partono dai tropici e raggiungono le medie latitudini: la catena delle teleconnessioni, insomma, che collega il Pacifico al tempo che fa sulle Isole Britanniche e, con più incertezza, al nostro. Insomma, il rischio palese di fiumi oceanici, come quelli visti lo scorsi inverno che interessarono brutalmente la Penisola Iberica e la Canarie, finendo sino in Italia centro meridionale.

C’è un dettaglio che merita attenzione: dopo un’estate calda e secca in molte zone, con siccità diffusa nel Regno Unito e in parti dell’Europa occidentale e Italia, il suolo indurito aumenta il rischio di alluvioni flash e allagamenti quando arriveranno le precipitazioni intense. Terreno cotto dal sole, poi acqua a catinelle: l’acqua non entra, scorre. E noi, qui gli autunni mediterranei li conosciamo benissimo, e si stanno palesando già queste ore con allagamenti, frane, smottamenti, e lo straripemento di corsi d’acqua.

Sul fronte termico, invece, si attendono valori spesso più miti del normale, grazie a un flusso più occidentale e sud-occidentale in arrivo dall’Atlantico. Ma non va escluso il freddo dalla Siberia, ci sono studi in merito che avanzano una maggiore copertura nevosa, e questa genera un accrescimento dell’area gelida.

 

Inverno 2026-2027, una stagione che cambia passo a metà

Gli impatti tipici di un El Niño forte tendono a evolversi nel corso della stagione, e questa è forse la parte più interessante dell’analisi. Nella prima parte dell’inverno il flusso occidentale si rafforza e si sposta verso sud: più tempeste atlantiche verso le Isole Britanniche e l’Europa occidentale, condizioni miti e umide. Uno schema riconoscibile, che molte analisi stagionali stanno già mettendo a fuoco.

Nella seconda parte, tra gennaio e marzo, il segnale può cambiare. Storicamente, in alcuni eventi forti si osservano temperature più basse nell’Europa nord-orientale e una maggiore probabilità di periodi più stabili o freddi in certe aree, anche se la variabilità da un evento all’altro resta elevata. Modelli matematici e analisi storiche relative al 1997-98 e al 2015-16 mostrano inverni spesso tempestosi e piovosi nel Regno Unito, con episodi alluvionali significativi.

Per l’Europa meridionale e il MediterraneoSpagna, Portogallo, Italia, Balcani occidentali – la tendenza è verso precipitazioni sopra la media in inverno, con rischio alluvionale localmente elevato, soprattutto lungo le zone costiere e nei bacini fluviali. In Scandinavia e sul Baltico ci si attendono temperature spesso sopra la media, con 1-3°C di scarto negli eventi più intensi, meno ghiaccio sul Mar Baltico e nevicate più variabili: maggiori sui rilievi, ridotte nelle fasce costiere basse. Sulle Alpi, possibile un buon innevamento precoce sui settori meridionali, più incerto il quadro a nord. Quindi, finalmente, si parla di un inverno nevoso nei nostri versanti.

Attenzione, però: il segnale non è uniforme. Dipende anche dalla fase della North Atlantic Oscillation, dalla Quasi-Biennial Oscillation e da altre anomalie oceaniche, come il Dipolo dell’Oceano Indiano. Chi promette l’inverno “da El Niño” con la ricetta pronta sta vendendo fumo, e su questo punto conviene essere chiari.

 

Il 2027, ecco quando l’Oceano restituisce il calore

L’eredità più pesante arriverà dopo. Il Met Office ritiene molto probabile che il 2027 superi il 2024 come anno più caldo mai registrato, con effetti anche sul nostro continente: ondate di calore potenzialmente più frequenti o più intense in primavera e in estate. Sul fronte agricolo, in Europa gli impatti diretti restano limitati, ma non si possono escludere rincari di alcune materie prime – il grano duro, per dirne una – a causa di siccità o alluvioni in altre aree produttrici del mondo.

Un’ultima precisazione, doverosa. El Niño non è il driver principale delle ondate di calore già osservate quest’estate: l’influenza europea si fa sentire soprattutto dalla fine dell’estate in avanti. Il fenomeno si somma a un pianeta già più caldo, e proprio questa sovrapposizione con il Riscaldamento Globale rende lo scenario dei prossimi mesi meno prevedibile del solito.

Per l’Europa, in definitiva, il segnale più robusto e immediato resta un autunno e un inizio inverno più umidi e tempestosi nel settore nord-occidentale, con rischio alluvionale elevato dopo la siccità estiva. Sul resto del continente gli effetti sono più variabili e meno diretti. Le previsioni stagionali continueranno a essere aggiornate – periodicamente  – man mano che El Niño si avvicina al picco. E il picco, ricordiamolo, deve ancora arrivare, quindi ci servono più dati.

 

Credit:

El Niño su Europa e Italia. Cosa dicono i dati Autunno e Inverno